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Qualcuno, molto più sapiente e più dotto di me, ha scritto che il titolo di un libro deve confondere le idee e non irregimentarle.
Condividendo pienamente quest’illuminante affermazione, ho più volte cambiato idea sul nome da dare al mio manoscritto.
Ho quindi finalmente scelto questo titolo, L’Ordine del Quinto Evangelo, traendolo da una felice espressione che venne riferita alla Milizia dei Poveri Cavalieri di Cristo, quand’era ancora all’apice della sua fama.
Così, mi è sembrato, veniva colta con precisione ed esattezza, l’intima essenza di quest’ordine cavalleresco monastico. Con la loro vicenda storica, i Templari, hanno scritto quasi un nuovo quinto Vangelo - aspettativa questa, tra le altre cose, sempre molto viva in tutta l’ormai bimillenaria storia della Chiesa – riuscendo a legare, in un solo stile di vita, la Mansuetudo del monaco e la Fortitudo del guerriero.


Ma la ricerca per la scelta del titolo mi ha anche spinto ad una riflessione forse ancora più banale ma allo stesso tempo tremendamente necessaria...
Perché ho scritto questo libro?
Non avendo certamente tutta la necessaria competenza per farlo, dal momento che non sono né studioso né cattedratico e tanto meno romanziere, spesso mi sono chiesto durante la stesura del testo, le motivazioni e i perché di questo mio " folle volo ".
A pensarci bene alcune cose possono essere dette.
In primo luogo, certamente, una giustificazione più che valida potrebbe essere fornita dalla ricorrenza del prossimo anno.
Infatti, nel mese di Luglio del 1999 cadrà il nono centenario della presa di Gerusalemme da parte delle armate crociate di Goffredo di Buglione.
Non va inoltre dimenticato che, alcuni temi trattati o solo accennati in questo romanzo sono ancora oggi, come si suole dire, di scottante attualità: la questione di Gerusalemme ritenuta città santa dalle tre grandi religioni monoteistiche, l’integralismo islamico, l’Inquisizione, il rapporto tra il cittadino e lo stato, la storia da rivedere…
E poi, come non considerare la " moda " di questi ultimi anni, per tutto ciò che riguarda il Medio Evo, la leggenda del Graal, Excalibur e tutto quello che ne consegue!
Certamente tutto questo, ma non solo questo.
Chi ama la storia e n’è appassionato - studium in latino significa amore e passione, al di là del semplice numero dei libri letti! - sa molto bene che spesso le vicende umane sono state guidate e realizzate da poche persone che hanno tanto amato e tanto fortemente hanno voluto.
Questo talento tipicamente umano, oggi, sembra patire una preoccupante e prolungata battuta d’arresto.
Nei Cori della Rocca, il grande poeta e drammaturgo inglese, Thomas Stearns Eliot fa dire ad un suo personaggio…

Ricordate la fede che trasse gli uomini dai loro focolari
Al richiamo di un predicatore errante.
La nostra è un’età di virtù moderata,
e di vizio moderato,
in cui gli uomini non deporranno la Croce
perché mai l’hanno presa.
Eppure nulla è impossibile: nulla
È impossibile agli uomini di fede vera.
Rendiamo quindi perfetta la nostra volontà.
O Dio, aiutaci.

In questa nostra epoca di virtù moderata e di vizio moderato, come appaiono gigantesche le immense figure dei tanti santi che costellano la vicenda dell’uomo, ed in particolare, quella "storia dell’Uomo " che è la storia della Chiesa!
I Templari, pur nelle loro inevitabili manchevolezze, sono stati uomini di fede vera e di ferrea volontà per i quali nulla è stato impossibile.
Un anonimo pellegrino che visitò Gerusalemme poco dopo il 1187, fornisce una descrizione dell’Ordine del Tempio molto viva ed accattivante, e con tutta probabilità assai prossima alla verità.


- I Templari sono soldati eccellenti. Vestono bianche clamidi su cui spicca una croce rossa, e quando si recano in battaglia procedono in silenzio, tenendo alto dinanzi a sé uno stendardo di due colori detto Baussant.
Il loro primo attacco è il più terribile.
Al comando del loro Maestro, sono i primi a lanciare la carica e gli ultimi a ritirarsi.
Quando pensano sia giunta l’ora di combattere e la tromba ha suonato, cantano in coro il salmo di Davide " Non nobis Domine ", chinandosi sul sangue e sulle teste dei nemici fino a costringerli al completo ritiro o ad annientarli.
Chiunque di loro e per qualsiasi ragione, volga le terga al nemico, sopravviva ad una sconfitta o impugni le armi contro i Cristiani, viene severamente punito; la clamide bianca con la croce rossa, simbolo dell’appartenenza alla cavalleria, è strappata con ignominia.
Allontanato dalla comunità dei confratelli, per un anno intero mangia sul pavimento senza nemmeno una tovaglia.
Se i cani lo molestano, non deve osare scacciarli.
Se il Maestro e i confratelli ritengono che la penitenza sia stata sufficiente, al termine dell’anno, gli riconsegnano il cinturone portato in precedenza dal cavaliere.
Questi Templari vivono sottoposti ad una stretta regola religiosa, obbedendo in umiltà, privi di proprietà personali, cibandosi frugalmente, vestendo senza alcuna ricercatezza e dimorando all’interno di tende … -

Devo, inoltre, necessariamente informare il lettore che l’autore di questo romanzo storico ha deliberatamente fatto una netta " scelta di campo "; va anche detto che questa mia preferenza si è basata su documenti, studi e ricerche del tutto attendibili ed assai autorevoli.
Ho fatto mia la tesi storica, accettata oramai universalmente da tutti gli studiosi moderni, di un’essenziale non colpevolezza della Militia Christi in riferimento alle incriminazioni a loro mosse dal famoso accusatore Esquieu de Floryan e dall’altrettanto noto Guglielmo di Nogaret, Guardasigilli di Francia.
Errori e scorrettezze furono certamente compiute, ma non tali e talmente numerose da costringere l’allora regnante Pontefice Clemente V a sancire la soppressione del Tempio, che fu decretata, in base alla Bolla pontificia Vox in Excelso, non con sentenza definitiva ma con semplice provvedimento apostolico.
Giacomo di Molay e Goffredo di Charny, l’ultimo Maestro e il Precettore di Normandia, salirono il patibolo per loro predisposto di fronte a Notre Dame a Parigi, nella piena consapevolezza e nella giusta fierezza di rappresentare un Ordine che andava riformato ma non certo distrutto.
L’ordine del Quinto Evangelo si sviluppa a partire da questa convinzione.