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Conoscenza esoterica e conoscenza simbolica
Nella lingua corrente non esiste la definizione di esoterismo. Esiste
soltanto laggettivo che specifica unna determinata forma di conoscenza:
appunto la conoscenza esoterica.
Esoterico è quel sapere che è insegnato solo agli iniziati
e riguarda quindi tutta una serie di conoscenze e di opere che sono incomprensibili
a chi non rientra nella categoria degli "illuminati".
Preso in quest'accezione, lunica tra laltro riferibile al
concetto di sapere esoterico, dobbiamo dire che non esiste un esoterismo
cristiano, o meglio una sapienza esoterica cristiana.
Si deve quindi parlare di sapienza, conoscenza simbolica cristiana;
vedremo nel corso di questa lezione che cosa in effetti dobbiamo intendere
con questo termine.
Oggetto della conoscenza simbolica
Loggetto della conoscenza simbolica è il simbolo.
La parola SlMBOLO = SEGNO italiana traduce il sostantivo
latino SACRANIENTUM il quale, a sua volta, è usato in riferimento
al termine greco MISTERIUM.
Attraverso un segno, un oggetto materiale si fa riferimento ad una realtà
complessa e articolata che dal segno non viene rivelata e svelata completamente
ma soltanto rappresentata e resa visibile alla mente e alla nostra capacità
di percezione.
Lintima essenza della realtà a cui il simbolo fa riferimento
viene colta nella sua interezza, non tanto dalla nostra razionalità,
ma dal " cuore ", dalla sapienza che va ben al della semplice
ragione speculativa.
Si può, allora parlare di simbolismo cristiano inteso come insieme
di conoscenze che riguardano i segni che, a loro vo/ta, rappresentano
realtà di fede dal significato più vasto e profondo.
Il simbolismo cristiano non ha alcuna accezione di tipo "misterico"
e "isoterico" proprio come insegna Gesù il quale ha esortato
i suoi discepoli a gridare dai tetti le cose che lui aveva insegnato nel
segreto.
L'atteggiamento simbolico è inevitabile
Lattenzione alle espressioni simboliche, non è però,
esclusiva ed unica della religione risulta essere inevitabile.
Sin dallorigine, luomo, anche quello delle caverne, ha rappresentato
la realtà attraverso un segno che rimanda ad un qualche cosa di
più grande e di oltre e che la sua mente percepisce come mistero.
Ancora una volta è necessario il ricorso al simbolo.
Per chi crede alla Rivelazione, soprattutto quella dellAntico Testamento,
è facile comprendere il perché di questo atteggiamento naturale
ed innato delluomo.
Luomo infatti, per la Bibbia, è creato ad immagine di Dio
e reca in se il suo sigillo ed è per sua intima costituzione proiettato
in una dimensione simbolica.
L'uomo è simbolo, sacramento, mistero di Dio. Proprio in
base a questa sua intima dimensione simbolica esso è istintivamente
portato a riconoscere in ciò che lo circonda, la natura in primis,
la stessa valenza simbolica della quale si sente costituito.
Non è quindi improprio affermare che lantropologia cristiana
è un'antropologia in chiave simbolica.
Atteggiamento simbolico e atteggiamento razionale
Ad un certo punto però, della sua storia, I'uomo, novello Adamo,
ha cominciato a considerare questatteggiamento simbolico come uninevitabile,
ma fortunatamente passeggero, stadio di una inferiorità delluomo,
destinato a sparire, a scomparire, ad essere superato; proprio come letà
adulta scaccia tutte le fantasie fanciullesche dei bambini.
Cosi come luomo adulto non conosce la dimensione infantile del "facciamo
finta che ..." luomo "razionale", "scientifico",
"moderno" non riconosce e non valorizza più la sua innata
ed incancellabile dimensione simbolica. Anzi, questo passaggio è
concepito, a partire da Cartesio in poi, come un affrancamento, una realizzazione
completa di sé attraverso un
umanesimo assoluto.
(Citazione di Mircea Eliade dai Simboli del Medioevo, pag. 7).
In effetto, le cose non stanno proprio come le hanno voluto raccontare
Cartesio, Hegel e Nietzsche, ma al contrario come ha ben sottolineato
SantAgostino "II cuore delluomo è inquieto sino
a quando non riposa in Dio" e come laltro canto ha ribadito
Blaise Pascal quando, nei suoi Pensieri, ha costretto la ragione umana
a compire il suo ultimo passo: quello di ammettere che molte cose la superano.
Il cuore delluomo di ogni epoca e di ogni luogo, consapevole oppure
no che esso sia, ha un bisogno inarrestabile di immagine e di simbolo
perché il simbolo è per lui lunico strumento che gli
permette di ricongiungersi, nella fratellanza con gli altri uomini, al
suo Creatore e alla sorgente della sua vita più intima.
Simbolismo intenzionale e simbolismo essenziale
E' necessario però, distinguere accuratamente due tipi di simbolismi
molto diversi tra loro: Quello appena visto è un chiaro esempio
di simbolismo intenzionale, convenzionale, o per meglio dire artificiale.
La proliferazione di questo simbolismo soprattutto in età romantica,
più vicino in realtà allallegoria, ha contribuito
a gettare discredito sul vero simbolismo.
Al contrario invece, il simbolismo essenziale si definisce esattamente
per il suo legame intimo e indissolubile che lega loggetto materiale
alla sua significazione spirituale, per quell'unione gerarchica e sostanziale
analoga a quella dell'anima e del corpo, della realtà visibile
con linvisibile, unione percepita dallo spirito come un istantanea.
Il simbolismo in questo caso, non fa che esplicitare una realtà
spirituale che esiste già implicitamente nelloggetto, nel
cuore delloggetto, in cui abita come il suo essere intimo.
Questo è il caso dellacqua battesimale o del pane eucaristico.
Simboli essenziali, cosmologici, e teologici
Occorre però a questo punto introdurre un'altra distinzione.
Nei simboli essenziali, fondati sulla natura medesima degli oggetti, vi
sono dei simboli d'ordine cosmologico e dei simboli d'ordine teologico.
Quando si dice per esempio, che la chiesa di pietra è la figura
della Gerusalemme celeste o della sposa di Cristo, o dellanima fedele,
o del Corpo di Cristo, o del Corpo mistico, si enuncia un simbolo teologico.
Questo simbolismo è certamente il più elevato nella sua
essenza, sebbene appaia difficilmente come tale al primo approccio, o
per meglio dire esso sembra, allo spirito non preparato, pressappoco identico
ai simboli convenzionali.
Ciò, non è vero. I simboli teologici, per lo meno i grandi
simboli di questo genere, sono dei simboli essenziali. Perché
allora non li si percepisce in una sintesi folgorante, in quella intuizione
istantanea tipica di un simbolo di tipo essenziale?
La risposta è che nel sistema mentale della maggioranza dei nostri
contemporanei mancano tutta una serie di rappresentazioni cosmologiche,
una "immagine del mondo", un "sistema del mondo" necessario
per cogliere veramente queste figure.
Nelluomo moderno il mondo è percepito come un agglomerato
di fenomeni, mentre per luomo tradizionale il mondo è un
organismo armonioso e gerarchizzato, di cui si trova la formulazione cristiana
in Dionigi lAreopagita e che da lui risale a Platone.
La concezione moderna è puramente quantitativa, ovvero il
mondo è percepito come forza e materia che producono i fenomeni,
e conseguentemente non c'é "chiave" del mondo, mentre
la scienza moderna si inaridisce in scoperte senza dubbio spettacolari,
ma che differiscono indefinitamente la speranza di una spiegazione reale
delle cose.
Al contrario, nella concezione tradizionale e qualitativa, si considerano
di meno i fenomeni e le forze materiali rispetto alla struttura interna
del mondo, la sua architettura spirituale.
In questultima visione del mondo, o cosmologia, I'unità
quasi spirituale che unisce corrispondenze tra le parti e, in seguito
entro queste parti e il loro modello ontologico che è in Dio e
attraverso il quale Dio le ha create, realizzate, nell'ordine dello spazio
e del tempo.
Cosi si fonda il simbolismo cosmologico che si sviluppa su due livelli
gerarchici: simbolismo della parte con il tutto delluniverso e,
su un piano superiore, simbolismo delluniverso e delle sue parti
con il mondo divino (citazione da II Simbolismo del Tempio Cristiano,
pag. 20).
Questo per il simbolismo "verticale" dal mondo a Dio e un'altra
citazione per illustrare il simbolismo "orizzontale" delle parti
al tutto e delle parti fra di loro (citazione da II Simbolismo del Tempio
Cristiano, pag. 20).
Si ritrova cosi ristabilita, nell'insieme delle rappresentazioni mentali
il gruppo che mancava, che manca all'uomo contemporaneo, per percepire
la realtà profonda dei simboli teologici che la chiesa offre alla
contemplazione.
In effetti, questi simboli teologici, spesso non sono comprensibili che
per relazione a dei simboli cosmologici che sono loro soggiacenti e che
per cosi dire, li sostengono, per la ragione molto semplice che luomo,
essendo immerso nel mondo sensibile, deve raggiungere il divino attraverso
la "figura" di questo mondo.
Per I'uomo tradizionale, che respira e pensa con tutto il suo essere in
un universo organico e gerarchico, la situazione non comporta alcuna difficoltà:
il simbolismo cosmologico, chiave del simbolo teologico, gli è
presente ed evidente. Per l'uomo moderno il simbolo cosmologico non esiste
più ed è necessario farlo rivivere.
Tali considerazioni ci portano quindi a definire più precisamente
il nostro obiettivo: partendo dai dati del simbolismo teologico fondati
sulla Scrittura, cercheremo di ritrovare il profondamente nascosto, grazie
al quale il primo acquisirà tutta la sua importanza e risonanza.
Perché, dice san Tommaso "Come un maestro eccellente, Dio
si è preso cura di lasciarci due scritti perfetti, al fine di educarci
in un modo che non lasci a desiderare: questi due libri sono la Creazione
e la Sacra Scrittura".
Cristianesimo eterno riscontrabile in tutte le tradizioni religiose.
Si può quindi parlare di un pre-Cristianesimo o più esattamente
di un Cristianesimo eterno che si confonde con la §rivelazione
primitiva fatta nel giardino dellEden.
Non ci si stupirà, dunque, di ritrovare nellarte sacra i
temi di questo simbolismo, mescolati causa della loro conformità
alle regole sacre universali.
II simbolismo
dellalbero
Per cercare ora di dare una certa concretezza a tutto quello che abbiamo
sino ad ora simbolo dellalbero. L'ho scelto, fra altri simboli altrettanto
importanti che come lalbero rivelano una misteriosa profondità.
Questi simboli essenziali e cosmologici, in realtà non
sono moltissimi, anzi direi che possono essere ricondotti a cinque o sei,
oltre allalbero, troviamo certamente le figure semplici (il cerchio,
il quadrato, la croce, il centro, la stella) e figure complesse (il cosmo,
il mare, il tempio) oggetto quest'ultimo dei nostri prossimi incontri.
Torniamo alralbero ...
A) Innanzitutto vediamo il simbolismo naturale dell'albero.
Lalbero è il simbolo
perfetto di vita, piantato nel paradiso, in elevazione verso i cieli,
vivificatore di tutto luniverso.
Sono queste le immagini evocate spontaneamente dallalbero in ogni
uomo, sensazioni profonde tipiche di un simbolismo essenziale. Lalbero
è il mistero della verticalizzione, della crescita prodigiosa verso
il cielo, della perpetua rigenerazione, la costante vittoria sulla morte,
lespressione perfetta del mistero della vita che continuamente rinasce
(spiegazione della figura dellalbero dalla Camera delle offerte,
pag. 309 dei Simboli del
Medioevo).
Nella Bibbia sono moltissime le citazioni degli alberi sacri, che per
la loro sacralità rivestono un ruolo fondamentale: il cedro del
Libano, lulivo, il pioppo, il cipresso ...
(citazione Ezechiele pag. 313 de I Simboli del Medioevo).
B) In molte tradizioni, religiose o mitologiche, accanto all'albero
troviamo molto spesso un serpente o un animale feroce. Esso impedisce
alluomo di accostarsi allalbero e normalmente sbarra laccesso
allalbero della vita, alla Fontana di Gioventù o al Paradiso.
lstintivamente I'uomo sperimenta, anche al di fuori di ogni Rivelazione,
che linvincibile nostalgia che prova per una condizione rinnovata,
affrancata dal male, dal peccato e dalla morte, non avviene senza una
conquista difficile, senza una lotta contro le forze del male, forze misteriose
che agiscono nel mondo e nelluomo stesso.
Tale è la storia di Ercole, che per impadronirsi delle mele doro
delle Esperidi deve vincere il mostro che le custodisce. II vello doro
della Colchide è anchesso protetto da un dragone e Giasone
deve ucciderlo per impadronirsene. I serpenti vegliano nella lontana Scizia
sul tesoro di Apollo e custodisco i tesori nascosti sottoterra o i diamanti
e le perle del fondo delloceano.
Nel contesto biblico il serpente si trova accanto allalbero del
Paradiso; in molti casi è un serpente drizzato, modello perfetto,
simbolo perfetto di quel peccato di elevazione nel quale il tentatore
si sforza di trascinare i nostri progenitori (foto capitello di Moirax).
C) L'albero di Jesse
L'allegoria dell'albero è molto sfruttata anche nella Bibbia,
soprattutto con la famosa simbologia dell'albero di Jesse. II re Davide
figlio di Jesse e capostipite della discendenza da cui scaturirà
il Messia è spesso rappresentato mentre dorme e sogna, dal suo
petto esce un albero. Nel suo simbolismo naturalistico ralbero, in questo
caso, si presta ad evocare il mistero delle vita e della redenzione (descrizione
del Leggendario di Citeaux, pag. 354 de I simboli del Medioevo).
L'albero di Jesse in questo caso diventa un albero "mariano".
E' lalbero della chiesa universale, paradisiaco per natura. Lalbero
della vita celato in mezzo al paradiso è cresciuto in Maria. Uscito
da Lei, ha esteso la sua ombra sulluniverso, ha sparso suoi frutti
sui popoli più lontani, come su i più vicini. Calbero di
Jesse è un albero che rimane carico dei suoi valori di sacralità
naturale, ed è latore di promesse storiche divine.
Conclusione
Per concludere dobbiamo ora brevemente affrontare il tema del simbolismo
e del Medioevo e del perché si può, dire che il Medioevo
è lepoca dei simboli per eccellenza. E' presto detto.
La cultura medievale è senza dubbio quella che maggiormente ha
reso visibile nelle sue manifestazioni la dimensione simbolica che la
permeava. Questo è stato possibile perché gli uomini
"tradizionali" del medioevo percepivano chiaramente lunita
spirituale che unisce tutte le parti dell'universo e che permette di scoprire
le analogie e le corrispondenze tra le parti e la loro unione al Creatore
che da vita a queste parti. Gli uomini "moderni" schiacciati
e svuotati dalla ricerca scientifica quantitativa hanno perso la speranza
di una spiegazione globale e totale delle cose.
Questa speranza che tanto sentono necessaria al di la del frastuono della
vita quotidiana e di tutti i giorni (citazione pag. 8 de La Chiave per
la comprensione del Simbolismo).
Mozzecane, 22 Gennaio 1999
N.N.D.D.G.
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